Dimenticate il retro-futurismo: arriva un nuovo paradigma post-apocalittico

Quando è stato annunciato Afterworld, il nuovo ambizioso grand strategy di Paradox ambientato in un Nord America devastato, in molti hanno subito gridato al paragone con Fallout. Tuttavia, il team di sviluppo ha voluto chiarire subito le cose: dimenticate le tute gialle e blu e l'estetica anni '50. Il gioco trae ispirazione più dal crollo dell'Età del Bronzo che dalle avventure nella Zona Contaminata, proponendo un approccio antropologico e mistico del tutto inedito.

L'eredità di un impero scomparso

Luke Bean, content designer e custode della lore del progetto, ha spiegato che gli abitanti di Afterworld non si considerano americani nel senso moderno del termine. Per loro, gli Stati Uniti sono un impero antico e leggendario, quasi come l'Impero Romano lo è per noi. La popolazione vive all'ombra di una civiltà tecnologicamente avanzata di cui non comprende le logiche: "Se avevano il potere di fare qualsiasi cosa, perché sono morti? Deve essere stata una scelta". Questo senso di mistero permea ogni fazione, spingendo i giocatori a interrogarsi su quali frammenti di ideologie passate valga la pena conservare, reinventare o dimenticare.

Un mondo dinamico e imprevedibile

Una delle caratteristiche più affascinanti di Afterworld è la sua natura procedurale. Prima di ogni partita, il gioco simula 100 anni di calamità, rendendo ogni mappa e ogni scenario unico. Non si tratta solo di guerra: il collasso del mondo avviene in modi diversi a ogni sessione, lasciando cicatrici differenti sul territorio. Tra le fazioni confermate troviamo:

  • I discendenti della flotta del Pacifico statunitense.
  • Nazioni indigene che hanno reclamato la propria sovranità.
  • Gruppi nati dalle ceneri di comunità religiose come Amish e Mormoni.

Ogni tribù avrà la possibilità di plasmare la propria identità, arrivando persino a includere culti apocalittici che desiderano portare a termine il lavoro iniziato dal Grande Crollo. La varietà sociologica promette di rendere ogni campagna una riflessione profonda, ma non priva di ironia, sulla nostra cultura contemporanea.

Il verdetto finale

Afterworld si preannuncia come un'opera ambiziosa che sfida i cliché del genere post-apocalittico. Non aspettatevi un semplice gioco di sopravvivenza, ma una complessa simulazione storica in cui sarete voi a scrivere la Bibbia di un nuovo popolo, decidendo come rapportarvi a un passato che è al tempo stesso la vostra risorsa più preziosa e il vostro peggior incubo. Con un mix unico di misticismo, cyberpunk decadente e una vena di follia tipica dei grandi titoli Paradox, questo titolo si candida a diventare un punto di riferimento imprescindibile per tutti gli amanti della strategia profonda.