Il dibattito sull'intelligenza artificiale nel gaming continua ad accendersi, e questa volta al centro della bufera mediatica troviamo Embark Studios. Lo sviluppatore di Arc Raiders ha recentemente difeso l'utilizzo di voci generate dall'IA per alcune linee di dialogo, sostenendo che tale scelta fosse dettata da necessità tecniche piuttosto che dal desiderio di sostituire i professionisti in carne ed ossa. Una posizione che, prevedibilmente, ha sollevato non poche perplessità nella community e tra gli addetti ai lavori.

La giustificazione di Embark: tra efficienza e polemiche

In un recente video dedicato al comparto audio del gioco, il Chief Creative Officer Stefan Strandberg e l'audio director Bence Pajor hanno cercato di fare chiarezza. Secondo Pajor, la mole di battute necessarie per sistemi complessi come i segnali di gioco (ping) e i briefing delle missioni avrebbe reso impossibile il ricorso continuo agli attori, i quali "sarebbero impazziti" dovendo registrare ogni singola variabile. L'IA, in quest'ottica, è stata presentata come una soluzione pragmatica per superare i limiti di disponibilità dei doppiatori.

Tuttavia, questa narrazione appare debole se confrontata con produzioni mastodontiche del passato e del presente — come Baldur's Gate 3 o Disco Elysium — che hanno gestito volumi di dialogo enormi affidandosi esclusivamente al talento umano. Molti critici vedono in questa mossa un tentativo di ottimizzazione dei costi mascherato da necessità creativa, un approccio che ricorda da vicino le polemiche già sorte con il precedente titolo dello studio, The Finals.

Il parere degli attori: un modello ibrido complesso

Il video include anche le testimonianze di alcune doppiatrici, come Diana Gardner e Jo Rideout. Se da un lato Gardner riconosce un vantaggio pratico nel poter evitare sessioni di registrazione brevi che potrebbero interferire con altri progetti, dall'altro emerge una profonda ambiguità etica. La possibilità di "prendere possesso" della propria performance finale rimane un punto critico: l'attore fornisce la base, ma il prodotto finale generato dalla macchina sfugge al controllo creativo di chi ha prestato la voce.

Verso una marcia indietro?

È importante notare che Embark sta progressivamente sostituendo le linee generate dall'IA con registrazioni umane reali, spinta probabilmente dal successo commerciale del titolo. Questo fa sorgere una domanda spontanea: se la sostituzione è possibile ora, perché non è stata la priorità fin dall'inizio? La promessa di "celebrare le performance" suona, per molti, come una mossa di pubbliche relazioni volta a smorzare le critiche.

In definitiva, la vicenda di Arc Raiders solleva interrogativi fondamentali sul futuro del doppiaggio nei videogiochi. Sebbene l'industria cerchi di rassicurare sul fatto che l'IA non sia nata per sostituire l'uomo, l'abitudine di tagliare i costi a scapito della qualità artistica resta un segnale preoccupante. Resta da vedere se, in futuro, gli studi di sviluppo riusciranno a bilanciare l'efficienza tecnologica con il rispetto dovuto al lavoro insostituibile degli attori professionisti.