Una scelta etica che scuote l'industria

Il team di sviluppo australiano House House, celebre per il successo mondiale di Untitled Goose Game, ha preso una posizione netta e coraggiosa riguardo al loro prossimo progetto, Big Walk. Gli sviluppatori hanno annunciato ufficialmente che il titolo non approderà su console Xbox, motivando la decisione con la loro adesione al boicottaggio promosso dal movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions). Questa scelta nasce come forma di protesta contro i legami commerciali che Microsoft intrattiene con l'apparato militare israeliano.

Le ragioni dietro l'esclusione

La decisione di escludere la piattaforma di Microsoft non è stata presa alla leggera. In un comunicato ufficiale, House House ha espresso chiaramente il proprio rammarico per l'impatto che questa scelta avrà sui giocatori, consapevole che il cuore di Big Walk risiede proprio nel gioco cooperativo tra amici. Gli sviluppatori hanno dichiarato:

È sempre stata nostra intenzione far giocare Big Walk a gruppi di amici e sappiamo che tenere il gioco lontano da Xbox è in contrasto con tali intenzioni. Tuttavia, desideriamo che le persone possano giocare su Xbox solo dopo che Microsoft sarà stata rimossa dagli obiettivi del boicottaggio BDS.

Gli sviluppatori ritengono che l'azione collettiva sia uno strumento fondamentale per spingere verso cambiamenti significativi a livello globale, ribadendo un impegno politico che il team di Melbourne porta avanti con costanza fin dal 2023.

Un trend in crescita tra gli sviluppatori

House House non è un caso isolato nel panorama videoludico contemporaneo. Sempre più studi indipendenti e professionisti del settore stanno sollevando dubbi etici sulle collaborazioni tra le grandi multinazionali tecnologiche e i governi coinvolti in conflitti internazionali. Questo gesto si inserisce in un dibattito più ampio che vede anche molti dipendenti interni a colossi come Microsoft, inclusi membri di studi acquisiti come Arkane, esprimere apertamente il proprio dissenso verso le politiche aziendali.

Oltre alla causa palestinese, lo studio è da tempo attivo nel sostegno alla giustizia sociale, come dimostrato dalla loro adesione al movimento Pay the Rent, attraverso il quale devolvono una parte dei propri profitti alle popolazioni indigene australiane. Con questa mossa, House House conferma di voler allineare la propria produzione creativa ai valori etici in cui crede fermamente. Sarà interessante osservare come l'industria reagirà a queste prese di posizione, in un momento storico in cui il confine tra intrattenimento e responsabilità civile si fa sempre più sottile e imprescindibile.