Il mondo dei videogiochi piange la fine di un'era. Con la chiusura definitiva di BioWare da parte di Electronic Arts, si spegne una delle stelle più brillanti dell'industria, lasciando dietro di sé un vuoto incolmabile per milioni di appassionati. Tuttavia, tra le lacrime dei fan e il ricordo dei grandi successi, emerge un sentimento di profonda amarezza legato a un tassello fondamentale della storia dello studio: Star Wars: The Old Republic.
Un'eredità dimenticata
Mentre BioWare salutava il suo pubblico con un messaggio di addio, un dettaglio non è passato inosservato: l'assenza totale di qualsiasi riferimento a Star Wars: The Old Republic. Il MMORPG, lanciato nel 2011 e ancora oggi attivo, ha rappresentato per oltre un decennio un pilastro fondamentale per il sostentamento del team. Caitlin Sullivan Kelly, lead writer del titolo, ha espresso il suo sgomento attraverso i social, definendo la situazione straziante.
No mention of the game that’s been going for almost fifteen years, che ha supportato lo studio e tutti i suoi progetti con entrate e risorse, a volte a nostro discapito.
Il rammarico di chi ha dato tutto
Le parole di Kelly risuonano come un grido di dolore per chi ha dedicato anni di lavoro a un progetto che, nonostante il passaggio di gestione a Broadsword nel 2023, rimane innegabilmente parte del DNA di BioWare. Per molti sviluppatori, il legame con la software house era nato proprio grazie a titoli iconici come Dragon Age: Origins, che hanno ispirato intere generazioni a intraprendere questa carriera. Vedere il proprio contributo cancellato dai libri di storia aziendali, proprio nel momento dell'addio definitivo, aggiunge una ferita profonda a un evento già di per sé tragico.
La chiusura di BioWare, accompagnata da massicci licenziamenti, segna la fine di un percorso creativo che ha definito il genere degli RPG moderni. Mentre il futuro di molti sviluppatori rimane incerto e il mito di Knights of the Old Republic cerca nuova vita altrove, il silenzio su The Old Republic appare come un'ultima, amara nota stonata in una sinfonia che si è interrotta troppo presto. Il settore videoludico perde non solo un talento straordinario, ma anche una parte fondamentale della sua memoria storica.