Un nuovo inizio per la leggenda

Rose Belmont non è suo padre e non vuole essere l'ombra di Trevor. In Castlevania: Belmont’s Curse, il primo capitolo della serie dopo oltre un decennio, la giovane cacciatrice si lancia in un'avventura che punta a definire la sua identità. Sviluppato da Evil Empire e Motion Twin, i talenti dietro Dead Cells, questo titolo si presenta come una reinterpretazione moderna e visivamente mozzafiato, capace di regalare momenti di pura estasi estetica tra le rovine del castello di Dracula e cimiteri vibranti di un'atmosfera gotica senza tempo.

Combattimento stellare e fluidità d'azione

Il vero punto di forza del gioco risiede nel suo sistema di combattimento. Rose è rapida, letale e incredibilmente agile. L'introduzione della frusta-arpione trasforma radicalmente l'esperienza, permettendo alla protagonista di danzare tra i nemici, schivare proiettili e attraversare le mappe con una grazia che ricorda i migliori esponenti del genere. La varietà è garantita da un arsenale versatile — che spazia da lance a guanti metallici — e dal sistema delle Arcana, carte magiche che offrono incantesimi spettacolari. I boss, ispirati a figure storiche e mitologiche, rappresentano sfide eccellenti che mettono alla prova i riflessi e la pazienza del giocatore, arricchite da una scrittura brillante che vede le anime dei nemici sconfitti commentare ironicamente le peripezie di Rose.

Le ombre del genere Metroidvania

Tuttavia, il titolo soffre quando tenta di abbracciare pienamente la struttura Metroidvania. Se il combattimento brilla, la progressione esplorativa risulta spesso frustrante. La gestione della difficoltà, basata su un numero limitato di pozioni e checkpoint talvolta posizionati troppo lontano, costringe a ripetizioni noiose che spezzano il ritmo. Inoltre, il gioco sembra combattere contro la sua stessa natura: barriere invisibili impediscono ogni forma di libertà creativa o sequence breaking, forzando il giocatore su un binario prestabilito. L'episodio del boss finale, che si conclude con una morte automatica non gestibile dal giocatore, è l'emblema di una struttura che vorrebbe essere libera ma che, nei fatti, impone costrizioni rigide e poco trasparenti.

Un potenziale inespresso

In conclusione, Castlevania: Belmont’s Curse è un eccellente action platformer frenetico e visivamente splendido, ma che inciampa proprio nel tentativo di dimostrare di essere un vero Metroidvania. Le ambizioni di esplorazione risultano in contrasto con un design che preferirebbe una progressione lineare. È un gioco che, proprio come la sua protagonista, porta sulle spalle il peso di un retaggio pesante, perdendo di vista la propria natura puramente divertente nel tentativo di soddisfare aspettative che forse non gli appartengono del tutto.