È passato un mese dall'inizio di Guiding Key, l'ambiziosa maratona di Kotaku dedicata alla riscoperta dell'intera saga di Kingdom Hearts. Tornare a vestire i panni di Sora dopo quasi venticinque anni è un'esperienza che oscilla costantemente tra un amore viscerale e la frustrazione più pura. Se da un lato il fascino di questo crossover unico rimane intatto, dall'altro la prova del tempo ha messo a nudo difetti di design che oggi appaiono decisamente più marcati rispetto ai nostri ricordi d'infanzia.

Il dramma del platforming e la giungla di Tarzan

Il vero ostacolo di questa riedizione si è rivelato essere il sistema di movimento. Il salto di Sora, caratterizzato da un'impostazione fin troppo floaty, trasforma ogni sessione di platforming in una scommessa rischiosa. Il punto critico è rappresentato dal mondo di Tarzan, la Deep Jungle: una struttura multilivello in cui cadere da una liana significa spesso dover affrontare una scalata estenuante per tornare al punto di partenza. In un'epoca dove i titoli PS2 offrivano spesso controlli chirurgici, la goffaggine di Kingdom Hearts risulta oggi un freno notevole al divertimento, spingendo persino i fan più devoti a cercare rifugio in altri titoli per smaltire la rabbia.

Disney e Final Fantasy: un connubio imperfetto ma affascinante

Nonostante le criticità tecniche, la magia del titolo risiede ancora nella sua audace visione artistica. L'incontro tra l'estetica Disney e il tocco dark-fantasy di Square Enix continua a sorprendere. L'Olympus Coliseum ne è l'esempio lampante: un'area ristretta che riesce a brillare grazie all'inclusione di Cloud Strife, protagonista di una delle boss fight più intense e memorabili di questa prima fase. La sfida contro lo spadaccino di Final Fantasy VII rimane un test di abilità eccellente, capace di oscurare quasi completamente la gestione dei compagni, spesso ridotti a semplici spettatori.

Voci dalla community: tra navi Gummi e nostalgia

La discussione non si ferma però alla critica del gameplay. I fan si dividono aspramente sul sistema delle navi Gummi, croce e delizia del titolo: c'è chi lo considera una perdita di tempo fastidiosa e chi, al contrario, ha dedicato ore alla costruzione di astronavi assurde. Allo stesso tempo, emerge un diffuso desiderio di vedere un ritorno più marcato dei personaggi di Final Fantasy, la cui presenza si è assottigliata nel corso dei capitoli, lasciando un vuoto che molti appassionati sperano di colmare nei futuri sviluppi della serie.

In conclusione, rigiocare il primo Kingdom Hearts è un esercizio di pazienza che richiede di scendere a patti con la sua natura datata. Sebbene la struttura sia a tratti frustrante e le ambizioni del 2002 non sempre colgano nel segno, la sincerità e l'unicità di questo progetto continuano a esercitare un richiamo irresistibile. Nonostante i difetti, la voglia di scoprire cosa ci riserva il resto del viaggio è ancora più forte di qualsiasi salto mancato.