L'adattamento cinematografico di Klara and the Sun, il celebre romanzo del premio Nobel Kazuo Ishiguro, è finalmente arrivato sul grande schermo, portando con sé grandi aspettative. Con Jenna Ortega nel ruolo della protagonista e la regia di Taika Waititi, il film si presentava come una riflessione profonda sull'intelligenza artificiale e la natura umana. Tuttavia, il risultato finale si rivela un'occasione mancata, vittima di una gestione tonale che fatica a trovare un equilibrio tra dramma esistenziale e umorismo fuori luogo.

Un mondo distopico tra fascino e limiti

La storia ci trasporta in un futuro prossimo inquietante, dove i bambini vengono sottoposti a trattamenti medici per potenziare il proprio intelletto e dove gli Artificial Friend (AF) fungono da compagni di vita. Klara è un robot solare in attesa di essere acquistato, che finisce per essere adottato dalla giovane Josie. La premessa è potente: attraverso gli occhi di un'IA che osserva il mondo con ingenuità e glitch tecnici, il film esplora temi come la mortalità, l'empatia e il vuoto lasciato dalla perdita.

L'ombra di Waititi: quando l'ironia diventa un ostacolo

Il vero tallone d'Achille della pellicola risiede nella firma stilistica di Taika Waititi. Sebbene il regista abbia dimostrato in passato di saper dosare il registro comico, qui il suo umorismo appare forzato e inopportuno. Ogni momento di reale profondità emotiva viene puntualmente interrotto da una battuta infantile o da gag slapstick che smorzano la tensione narrativa. Il pubblico si ritrova a passare bruscamente da una scena straziante sulla fragilità della vita a una sequenza in cui il robot fatica a salire le scale, creando una frustrante dissonanza cognitiva.

La performance di Jenna Ortega

È doveroso sottolineare la prova di Jenna Ortega, che riesce a dare vita a Klara con una fisicità sorprendente, distanziandosi dai ruoli cupi che l'hanno resa celebre. La sua capacità di mimare i gesti e le voci degli altri personaggi è magistrale, rendendo il suo personaggio l'elemento più riuscito dell'intera operazione. Purtroppo, nemmeno il talento della giovane attrice può salvare una sceneggiatura che preferisce rifugiarsi nel cliché piuttosto che indagare seriamente le implicazioni etiche dell'intelligenza artificiale.

In conclusione, Klara and the Sun è un'opera visivamente curata e interpretata con dedizione, ma che affonda sotto il peso di scelte registiche discutibili. Il film di Waititi finisce per essere un'esperienza agrodolce: commovente a tratti, ma costantemente ostacolata dalla sua stessa incapacità di prendersi sul serio. Un'occasione sprecata che lascia lo spettatore con il rammarico di ciò che avrebbe potuto essere.