L'attesa per Nocturne, l'adattamento targato Apple TV+ del celebre romanzo L'ipnotista (The Sandman) di Lars Kepler, era altissima. Promesso come una risposta moderna al capolavoro Il silenzio degli innocenti, la serie ci catapulta in un mondo cupo dove il male non risiede solo nella violenza fisica, ma nella capacità di manipolare la mente. Purtroppo, nonostante un potenziale enorme, lo show fatica a trovare la sua identità, trasformandosi spesso in un procedurale poliziesco fin troppo convenzionale.

Performance stellari in una sceneggiatura altalenante

Il cuore pulsante della serie risiede nel contrasto tra i suoi interpreti. Stephen Graham offre una prova magistrale nel ruolo del serial killer Jurek Walter, trasformandolo in una figura diabolica e magnetica, capace di incutere terrore con un semplice sguardo o un sussurro. Al suo fianco, Zazie Beetz brilla nel ruolo dell'agente Saga Bauer, portando sullo schermo una determinazione stratificata che richiama la leggendaria Clarice Starling. Meno incisivo appare invece Liev Schreiber: il suo Jonah Lynn risulta spesso monocorde, intrappolato nei cliché del detective tormentato che abbiamo già visto in innumerevoli altre produzioni.

Il fallimento del "mostrare invece di raccontare"

Il problema principale di Nocturne risiede nella sua struttura narrativa. Mentre il romanzo originale di Kepler riusciva a trasmettere il peso devastante dei crimini di Jurek sull'intera comunità di Stoccolma, la serie sembra perdere la bussola a metà percorso. Invece di esplorare l'impatto collettivo del male, la sceneggiatura di John Hlavin e Rowan Joffé si ripiega su dinamiche personali già viste, trascurando personaggi di supporto che avrebbero potuto arricchire la narrazione. La serie sceglie spesso di raccontare la sofferenza della cittadina di Fairhaven anziché farla percepire allo spettatore, svuotando di significato il contesto claustrofobico che rendeva il libro così speciale.

Un verdetto incerto

  • Punti di forza: Interpretazioni magistrali di Graham e Beetz.
  • Punti di debolezza: Sceneggiatura derivativa e perdita del focus tematico originale.

Arrivati al settimo episodio, il bilancio è agrodolce. Sebbene la curiosità per il gran finale rimanga intatta, le scelte narrative fin qui operate sollevano seri dubbi sulla capacità della serie di eguagliare la potenza viscerale della sua fonte letteraria. Nocturne aveva tutte le carte in regola per diventare un cult, ma per ora rischia di restare un'occasione mancata, schiacciata dal peso delle sue stesse ambizioni e da una regia che preferisce la routine alla tensione psicologica pura.