Il 2001 è stato un anno difficile per i fan di Dungeons & Dragons. L'uscita di Pool of Radiance: Ruins of Myth Drannor passò alla storia non per la sua qualità, ma per una serie di bug catastrofici che portavano alla corruzione dei salvataggi e, nei casi peggiori, alla cancellazione di file di sistema cruciali. Oggi, grazie al lavoro di SNEG, questo controverso dungeon crawler è tornato su Steam e GOG in una versione finalmente stabile e moderna.

Un classico finalmente godibile

La nuova edizione di Ruins of Myth Drannor non si limita a correggere i disastrosi errori del passato. Gli sviluppatori hanno introdotto miglioramenti fondamentali come il supporto al widescreen, una gestione ottimizzata del controller, barre d'azione intuitive e una grafica rifinita. L'esperienza risulta ora fluida e priva di frustrazioni, permettendo finalmente di esplorare le rovine di Myth Drannor senza il timore di veder sparire i propri oggetti o corrompere l'intera partita.

Tra nostalgia e limiti di design

Sebbene il gioco sia ora tecnicamente solido, è importante gestire le aspettative: non siamo di fronte a un capolavoro incompreso alla Vampire: The Masquerade – Bloodlines. Il titolo si presenta come un dungeon crawler a turni basato sulla terza edizione delle regole di D&D, che all'epoca rappresentarono una vera rivoluzione, introducendo il sistema del d20 e semplificando meccaniche arcane come la Classe Armatura. Tuttavia, il gioco non sfrutta appieno il potenziale di quel regolamento, offrendo una libertà di personalizzazione limitata e una struttura narrativa piuttosto lineare.

La trama: nei panni del piano B

La storia ci mette nei panni di un gruppo di avventurieri inviati come supporto, che si ritrovano a dover gestire le conseguenze di una missione fallita dal team principale. Sebbene l'incipit offra un tocco di originalità, il gameplay si riduce spesso a una progressione metodica attraverso dungeon popolati da orde di non morti e orchi. Nonostante la ripetitività, c'è un fascino innegabile in questo approccio "old-school" al gioco di ruolo.

In conclusione, Pool of Radiance: Ruins of Myth Drannor rimane un titolo di nicchia, perfetto per chi cerca un'esperienza di D&D senza troppe pretese, simile a una serata passata tra amici, pizza e dadi. È un piacere vedere un pezzo di storia del gaming, precedentemente inaccessibile a causa di bug paralizzanti, tornare finalmente disponibile per essere (ri)scoperto dai fan del genere.