Se pensate che il genere horror sia l'unico capace di farvi accapponare la pelle, preparatevi a ricredervi. You Can See Everything, il nuovo, disturbante documentario che segue gli ultimi 34 giorni di libertà di Elizabeth Holmes prima della detenzione, non è solo una cronaca giudiziaria: è un'esperienza cinematografica viscerale che trasforma la vita privata in un thriller psicologico inquietante. Sotto la lente d'ingrandimento di Nathan Fielder e del regista Lance Oppenheimer, la realtà si sgretola, lasciandoci sospesi tra il dubbio e l'orrore.

L'inquietante normalità di una vita sotto scacco

Il film ci catapulta nella quotidianità della fondatrice di Theranos, immortalando il suo rapporto con i figli e il compagno Billy Evans. Tuttavia, ciò che emerge non è la redenzione di una truffatrice, ma una dinamica relazionale che molti spettatori hanno trovato profondamente tossica. Scene apparentemente banali, come la preparazione di una semplice ciotola di uova, diventano il fulcro di una tensione insostenibile, rivelando il controllo capillare che Evans esercita su ogni aspetto della vita della Holmes, dalla gestione dell'immagine pubblica fino alle risposte da fornire alla troupe.

Quando la finzione e la realtà diventano indistinguibili

Il vero colpo di genio di Fielder sta nel suo approccio documentaristico: non si limita a osservare, ma incalza, rompe la quarta parete e mette in crisi le narrazioni costruite dai protagonisti. Vedere Elizabeth Holmes e Billy Evans inciampare in definizioni semantiche assurde, sotto lo sguardo incredulo di un Fielder che arriva a sbottare con un emblematico “Liz, andiamo!”, è uno dei momenti più spiazzanti visti al cinema quest'anno. La domanda che sorge spontanea è: stiamo guardando persone reali o attori che interpretano una versione distorta di se stessi per compiacere la telecamera?

Perché non potete perdervi questo film

You Can See Everything è un'opera che richiede di essere vissuta in una sala gremita. La reazione collettiva del pubblico — tra risate nervose, sussulti e incredulità — è parte integrante dell'esperienza. Non aspettatevi di trovare risposte definitive sulla moralità della Holmes o sulle intenzioni di Fielder; il documentario non offre verità rassicuranti, ma vi costringe a guardare nell'abisso di una vita costruita sulla menzogna. È un viaggio oscuro, provocatorio e tecnicamente impeccabile che vi lascerà con più domande che certezze, confermandosi come uno dei titoli più discussi e intensi della stagione cinematografica.