Dopo ben tredici anni di assenza, l'iconica saga di Castlevania torna finalmente alle sue radici 2D con Castlevania: Belmont’s Curse. Sviluppato da Evil Empire con la preziosa consulenza di Motion Twin, questo capitolo segna il ritorno del franchise dopo l'era di Lords of Shadow. Sebbene l'entusiasmo per il ritorno di un pilastro del genere Metroidvania sia palpabile, ci troviamo di fronte a un'opera che brilla per estetica, ma che fatica a trovare una propria identità innovativa in un panorama videoludico profondamente cambiato.
Un comparto tecnico da urlo
Il punto di forza indiscutibile di Belmont’s Curse è la sua presentazione. Il gioco utilizza personaggi e ambientazioni poligonali con uno stile grafico che richiama magistralmente il disegno a mano, regalando scorci di una Parigi gotica e infuocata davvero mozzafiato. Anche il comparto sonoro si difende egregiamente, offrendo atmosfere cupe e riarrangiamenti di temi classici che faranno battere il cuore ai fan di lunga data. Sotto il profilo puramente estetico, il titolo è un gioiello di rara fattura che rende giustizia al blasone del brand.
Gameplay solido, ma privo di audacia
Nonostante la confezione impeccabile, il cuore ludico del titolo risulta fin troppo ancorato al passato. L'avventura segue le gesta di Rose Belmont, figlia dell'eroe di Castlevania 3, in un viaggio esplorativo classico: si visitano mappe interconnesse, si sconfiggono boss e si sbloccano abilità per procedere. Sebbene il sistema di combattimento sia funzionale, manca quel guizzo di originalità necessario per competere con giganti moderni come Hollow Knight o Dead Cells. Le meccaniche, pur essendo ben implementate, seguono un sentiero già battuto che non riserva sorprese.
La sfida tra tradizione e frustrazione
Un aspetto che farà discutere è la gestione della difficoltà. Il gioco adotta un approccio punitivo, talvolta vicino ai Soulslike, che obbliga a lunghe marce di ritorno dai Save Room dopo ogni sconfitta. Sebbene siano presenti numerosi modificatori nelle impostazioni per personalizzare l'esperienza — inclusa una modalità di invincibilità per i meno pazienti — la struttura del mondo di gioco non sempre risulta stimolante durante l'esplorazione, facendo apparire alcune sessioni di gioco come un compito ripetitivo piuttosto che come un'avventura elettrizzante.
In conclusione, Castlevania: Belmont’s Curse è un titolo solido, una lettera d'amore visiva per i fan del franchise, ma che paga il peso di un genere che negli ultimi anni ha saputo evolversi in direzioni ben più audaci. È un'esperienza piacevole e rispettosa della tradizione, ma che non riesce a lasciare il segno indelebile che ci si aspetterebbe da un ritorno così atteso. Un ottimo passatempo, dunque, ma che non scala le vette dei migliori esponenti della serie.